Quale “sicurezza” per chi opera nella Sicurezza

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Firenze – Vigilanza privata. Un settore composto da uno scenario che conta circa 830 “istituti di vigilanza” oggi in Italia, con oltre 45 mila dipendenti qualificati come “guardia giurata”, e una stima di fatturato superiore a 2,5 miliardi di euro. Un mercato che si misura, oggi in maniera importante, con nuovi bisogni di sicurezza espressi da istituzioni, imprese e cittadini, per sopperire e supportare i Corpi di polizia di Stato. Proprio per fare il punto su chi opera nella sicurezza e sulle difficoltà degli operatori della Sicurezza, si troveranno a convegno domani venerdi 16 ottobre presso la Sala Affreschi del Consiglio Regionale della Toscana (ore 9 – 13) esperti e operatori del settore.

Al centro del dibattito, ed è l’obiettivo prioritaro dell’incontro, quello di rafforzare l’interazione tra i diversi attori del sistema della sicurezza – istituzioni, istituti di vigilanza, parti sociali, esperti della salute – per costruire una cultura capace di tenere connessi tra loro i concetti di security e di safety, in un’ottica di “sicurezza partecipata”. Ciò che in questi ultimi tempi è emerso riguarda l’enorme STRESS al quale questa tipologia di lavoratori viene sottoposto. Lo stress da lavoro non è una profonda crisi depressiva o disturbo psichico ritenuto comunque pericoloso per se o per altri, ma viene causato soprattutto dalla combinazione di un eccessivo carico di lavoro e una scarsa possibilità di controllo sui compiti da svolgere.

I fattori che maggiormente possono determinare stress legato all’attività lavorativa sono: – Quantità di lavoro da eseguire eccessiva oppure insufficiente per il periodo lavorativo assegnato – Ricompensa insufficiente, non proporzionale alla prestazione  – Mancanza di collaborazione e sostegno da parte di superiori, colleghi o subordinati  – Precarietà del posto di lavoro, incertezza della posizione occupata  – Condizioni di lavoro spiacevoli , lavoro pericoloso o di alta responsabilità – Possibilità che un piccolo errore o disattenzione possano avere conseguenze gravi.

Il datore di lavoro è responsabile, ai sensi dell’art.2087 c.c., nei confronti del lavoratore dipendente, nel caso in cui quest’ultimo abbia subito una compromissione della salute determinata da un impegno eccessivo sul lavoro, anche se il dipendente accetta di lavorare troppo, svolgendo una consistente mole di lavoro straordinario, pure nei limiti fissati dalla contrattazione collettiva, ciò non esime il datore di lavoro dal dovere di limitare questo sforzo eccessivo. Lo stress lavoro correlato può essere definito come la percezione di squilibrio avvertita dal lavoratore quando le richieste dell’ambiente lavorative eccedono le capacità individuali per fronteggiare tali richieste.

Ma cosa è lo stress? Nel 1936, il fisiologo austriaco Hans Selye definì lo stress come la “reazione a specifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso”. Da allora il concetto di stress si è evoluto andando ad esplorare maggiormente la relazione tra l’uomo e l’ambiente: Richard Lazarus, ad esempio, usa il termine stress per descrivere la particolare interazione che intercorre tra l’organismo e l’ambiente nel momento in cui le richieste ambientali vengono percepite dall’uomo come eccessive, mettendo così a rischio il suo benessere individuale.

Cos’è lo stress lavoro correlato: è l’esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni d’aiuto, qualora queste non rispondano in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress che il loro lavoro li porta ad assumere.

Maslach e Leiter (2000) hanno perfezionato le componenti della sindrome attraverso tre dimensioni: deterioramento dell’impegno nei confronti del lavoro, deterioramento delle emozioni originariamente associati al lavoro ed un problema di adattamento tra persona ed il lavoro, a causa delle eccessive richieste di quest’ultimo. In tal senso il burnout diventa una sindrome da stress non più esclusiva delle professioni d’aiuto ma probabile in qualsiasi organizzazione di lavoro.

lo stress lavoro correlato viene esperito nel momento in cui le richieste provenienti dall’ambiente lavorativo eccedono le capacità dell’individuo nel fronteggiare tali richiestecondizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro

Lo stress legato all’attività lavorativa rappresenta uno dei nodi principali con cui l’Europa deve misurarsi in tema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Questa condizione interessa quasi un lavoratore su quattro e secondo gli studi effettuati pare che una percentuale compresa tra il 50% e il 60% di tutte le giornate lavorative perse è dovuta allo stress. Ciò comporta costi enormi in termini di disagio personale oltre al rischio di influenze negative sul risultato economico di un’organizzazione.

Lo stress rappresenta uno dei principali problemi di salute legato all’attività lavorativa riferito più frequentemente e, secondo i dati rilevati nel 2005, colpisce il 22% dei lavoratori dell’Unione Europea, percentuale che le proiezioni danno in aumento, ed  influisce fortemente sulla redditività. In termini puramente economici si stima che nel 2002 il costo economico annuale dello stress legato all’attività lavorativa nell’Unione Europea è stato calcolato pari a 20 miliardi di euro.

Di fronte ad un’esposizione prolungata a situazioni di stress si possono manifestare sintomi fisici, psichici o sociali legati proprio all’incapacità delle persone di colmare il divario tra i loro bisogni e la loro attività lavorativa. Va altresì sottolineato che persone diverse possono reagire in modo diverso a situazioni simili e una stessa persona può, in momenti diversi della propria vita, reagire in maniera diversa a situazioni simili.

Secondo le cifre fornite dall’Agenzia, le vittime dello stress da lavoro in Europa sarebbero circa 40 milioni di lavoratori, colpiti da malattie professionali quali disturbi gastrointestinali e cardiovascolari, spossatezza e depressione. Nel momento in cui l’individuo non riesca a fronteggiare queste situazioni, le risposte da stress possono manifestarsi a livello:

Fisiologico: lo stress innesca reazioni a livello del sistema nervoso autonomo e del sistema ormonale, perciò si potrebbero avere ripercussioni a livello cardiovascolare (accelerazione del battito cardiaco), respiratorio (aumento della frequenza respiratoria), muscolo-scheletrico (ipertonia) e a livello del sistema immunitario (la produzione diadrenalina e cortisolo e corticosterone inibiscono la produzione di globuli bianchi).

Psicologico: i principali effetti dello stress riguardano il manifestarsi di stati emotivi negativi, quali rabbiaansia, irritabilità e sintomi di depressione. Dal punto di vista cognitivo, invece, si riscontrano calo dell’autostima e del senso di autoefficacia, diminuzione dell’attenzione (con conseguente innalzamento della probabilità di errori e incidenti) e percezione di ostilità da parte del sistema sociale dell’individuo. Infine, dal punto di vista comportamentale, si osservano cali delle prestazioni (sia in termini quantitativi che qualitativi) e una maggiore inclinazione alla dipendenza da alcol e sigarette.

Il calo in termini di salute fisica e mentale dei lavoratori porta inevitabilmente al deterioramento delle prestazioni dell’intera organizzazione: questo aspetto è riscontrabile in alcuni indicatori come l’aumento dell’assenteismo, l’aumento del tasso di turnover e la riduzione della produttività. Un altro indicatore principe della presenza di stress lavoro correlato è il problema del presenzialismo. Il presenzialismo è definibile come il semplice presenziare al lavoro senza apportare la propria totale portata produttiva a causa di problemi di salute. Questo fenomeno sembra emergere quando il lavoratore si sente stressato, ma, nel contempo, teme di perdere il posto e di essere etichettato come malato.

Molte attività nel campo della security privata non tengono nel dovuto conto particolari problematiche di carattere emotivo, di conseguenza, per svolgere tali attività è necessario possedere requisiti di personalità caratterizzati da autocontrollo, senso critico e stabilità psichica.  Gli operatori addetti alla scorta di valori possono trovarsi, per esempio, nella situazione di dover valutare in pochi attimi la possibilità di rispondere ad un’aggressione armata oppure desistere da ogni reazione per evitare conseguenze peggiori. Le doti emotive necessarie devono essere presenti, almeno come predisposizione, nel personale da destinare a questi compiti.

Tuttavia, la selezione non è spesso in grado di cogliere determinati aspetti problematici ed è necessaria una continua valutazione ed un’attenta  opera di sostegno, come dimostra l’elevata incidenza di suicidi nel personale addetto ai servizi armati. Da una recente ricerca si evince come l’incidenza del suicidio nelle guardie particolari giurate in Italia sia maggiore  addirittura rispetto al rischio professionale specifico (Clerici, 2007). Nel periodo di 10 anni dal gennaio 1996 al dicembre 2006 sono stati documentati 50  suicidi in una popolazione di circa 35.000 addetti. Ad oggi molti di più. E’ noto come nei servizi di security privata, esigenze economiche contingenti o lavoro non adeguatamente retribuito possano incoraggiare il personale ad accettare orari di lavoro straordinario e conseguente grave deprivazione di sonno. Fra gli effetti derivanti emerge  diminuzione della performance, aumento dell’ansia e dell’aggressività.

Caratteristica peculiare del lavoro degli operatori della security è l’esposizione al rischio, in quanto eventualità sfavorevole in grado di generare conseguenze negative di natura incerta, destabilizza i processi di orientamento e di adattamento alle circostanze e determina la possibilità di porre in atto modalità di comportamento non sempre appropriate.  L’esposizione a rischi protratta nel tempo, ad esempio nell’attività di trasporto valori oppure nei servizi di vigilanza, implica l’attivazione di meccanismi psicologici di adattamento. Il concetto di stress, che, da anni, è entrato nell’uso comune, descrive la reazione di adattamento ad un evento che modifica le condizioni di equilibrio dell’organismo.

Lo studioso identificò nella “sindrome generale di adattamento” il modo in cui un organismo fronteggia gli eventi stressanti, attraverso tre fasi successive:

  • fase di allarme, in cui viene attivato il sistema nervoso autonomo; 
  • fase di resistenza, in cui l’organismo si adatta allo stress. Se l’intensità dello stress è eccessiva si verificano manifestazioni transitorie come l’iperattività delle ghiandole surrenali, l’insorgere di ulcere gastriche ecc.; 
  • fase di esaurimento, in cui l’organismo non è in grado di mettere in atto risposte adeguate e va incontro a danni irreversibili.

La reazione non è, quindi, correlata direttamente all’esposizione allo stress, ma dipende dalla reazione emozionale allo stimolo.  Alla risposta allo stress prendono parte fattori cognitivi mediati dalla corteccia cerebrale che possono modularla, ad esempio, a seconda dell’interpretazione attribuita agli eventi o ai meccanismi di difesa che sono messi in atto sul piano psichico.

Queste azioni di modulazione denominate di “coping”, si traducono in strategie cognitive (o mentali) e comportamentali utilizzate dalle persone per fronteggiare situazioni di stress.

Facilitare la gestione dell’ansia significa, nella pratica, rendere possibile vivere l’esperienza senza scatenare quella cascata di reazioni biologiche che abitualmente la nostra fisiologia mette in campo.  Ci si domanda se è possibile prepararsi ad eventi senza mettere in campo  le cascate dell’ansia e dell’angoscia o senza liberare le cateratte della paura.  Dalle considerazioni sopra esposte, consegue che il problema della formazione del personale alla cultura della sicurezza deve poggiare su basi scientifiche. Obiettivo prioritario è di contenere i rischi entro livelli accettabili. Pochi argomenti sono così importanti, ma complessi e potenzialmente monotoni quanto quelli della formazione alla sicurezza e la didattica della sicurezza è un tema assai poco approfondito nei suoi aspetti pedagogici nel fornire cognizioni approfondite, riuscendo a mettere in movimento dinamiche emotive di motivazione.

Le tecniche di formazione, di supporto e di valutazione psicologica, oggi sempre più diffuse in ambito commerciale e militare, coinvolgono scarsamente il contesto della sicurezza privata.  Raramente si ha sentore di formazione e supporto psicologico del personale che dovrebbe offrire conoscenza teorica e pratica sul comportamento umano nelle situazioni di pericolo e di contrasto, sulle reazioni allo stress, sugli aspetti traumatici, sullo stress postraumatico, sulle tecniche di gestione dell’ansia e del panico in situazioni di estremo pericolo e favorire le capacità di risposta efficace alle situazioni di massimo rischio.

giovedì 15 ottobre, 2015

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