Entra nel triage in stato d’agitazione e prende a colpi di catena guardia giurata

LECCE – Imprecazioni e richieste impossibili da evadere, poi persino i colpi di catena sulla gamba di un vigilante, infine la fuga. Quel soggetto, apparso dal nulla e dal nulla inghiottito. Con il sospetto che possa essere rimasto a vagare fra gli spazi sterminati interni ed esterni dell’ospedale per ore, prima di allontanarsi senza essere scoperto.

Se Luciano Ligabue trascorresse qualche ora nel pronto soccorso dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, riscriverebbe probabilmente la celebre “Certe notti”, adattando il testo all’aria di tensione che si respira. Un’atmosfera ammorbata che si taglia con il coltello, e non per la trafila di malati che passa inevitabilmente da qui ogni giorno, ma per le situazioni surreali che si stanno accumulando. Quella di ieri è stata, appunto, una di quelle notti. Nel giro di poche ore, due casi limite. Il primo, già raccontato. Il secondo, avvenuto allo scoccare circa della mezzanotte. Persino peggiore, perché quello sconosciuto infilatosi nella sala del triage, in evidente stato d’agitazione, è sembrato capace di qualsiasi cosa.

Leccese o comunque salentino, a giudicare dall’accento, sulla trentina d’anni, in ospedale c’è arrivato da solo. Sembra che volesse a tutti i costi farmaci. In quel momento il vigilante della Securpol Security era alle prese con un’altra situazione delicata, all’esterno, aiutando gli operatori del 118 con un caso complesso.

Il giovane esagitato ne ha quindi approfittato per fare irruzione nella sala dove sostano gli infermieri, passando dalla porta dei codici bianchi e verdi (sulla destra, rispetto all’ingresso) e arrivando alla più grottesca delle situazioni: afferrare una penna, sedersi di fronte a uno dei due computer, prendere un pezzo di carta, e iniziare a chiedere a gran voce e a ogni costo quale fosse il nome dell’infermiera presente. Ovviamente, terrorizzata per l’intrusione.

Alla richiesta di aiuto si sono subito fiondati l’ispettore di polizia del posto fisso (per fortuna il turno nella notte non era scoperto come in altre occasioni) e il vigilante che si trovava all’esterno. I due hanno cercato di trascinarlo fuori, ma a quel punto il giovane ha afferrato dal muro la catena usata per assicurare le tavole spinali, colpendo sulla gamba il vigilante.

Una volta all’esterno, altra cosa incredibile: c’era ancora il 37enne (già identificato) che poco prima aveva avuto un diverbio con il personale sanitario e un altro vigilante. Stava osservando la scena e, forse, almeno questo è parso alla guardia giurata, si sarebbe pure preso la briga di riprenderla scena con la videocamere del cellulare (cosa che comunque ha negato fermamente).

Nel trambusto, l’intruso ne ha approfittato per scappare e disperdersi nel buio. All’altra guardia giurata davanti all’ingresso del nosocomio è stato segnalato il caso, ma da lì il soggetto non è mai passato. O è rimasto acquattato in qualche angolo in attesa di tempi migliori, o potrebbe persino aver scavalcato il muro di cinta in un punto più distante rispetto al pronto soccorso. L’operatore della Securpol, intanto, così come capitato qualche ora prima al suo collega, ha avuto necessità di farsi visitare da un medico per la contusione alla gamba. Anche in questo caso, prognosi di otto giorni.  

Una cosa è certa: due episodi in una sola notte, che si sommano a molti altri avvenuti nel tempo, ma di cui spesso non c’è traccia nelle cronache, offrono la dimensione di quanto stia diventando complesso lavorare come medico, infermiere o guardia giurata all’interno di uno dei reparti più delicati, quello che opera con un pubblico vasto ed eterogeneo, e in cui la sicurezza sta diventando una chimera.

La Uil Flp, appresi i fatti, ha annunciato che lunedì chiederà provvedimenti alla direzione generale. D’altro canto, è ancora inevasa la richiesta formulata in una lettera protocollata ai primi di agosto.

Nella missiva, diversi infermieri in trincea ogni giorno nel pronto soccorso, chiedevano un incontro urgente con il direttore generale Giovanni Gorgoni, con quello sanitario Antonio Sanguedolce, con le segreterie sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Fials, Rdb, Rsu) e con il coordinamento del reparto (inviandola per conoscenza anche al primario, Giampiero Frassanito) per discutere di alcuni temi specifici.

Fra questi, la mancanza di sicurezza nel triage, le frequenti intrusioni di persone non autorizzate nei corridoi dei vari codici (con violazione della privacy e intralcio nel lavoro), e l’atavica carenza di personale di supporto, ovvero gli operatori socio sanitari. Alla luce di questi nuovi fatti, si può immaginare che le stesse richieste si faranno ancor più pressanti.

Il consigliere comunale del Pd, Antonio Rotundo, prende atto di una “situazione sempre più critica” e ritiene che l’Asl rimedi al più presto, ritenendo la situazione non più rinviabile. Da qui il rilancio di una proposta: “L’apertura di un secondo pronto soccorso, da ubicare nella cittadella della salute presso il vecchio Fazzi, dedicato ai codici verdi e bianchi, è un progetto che il direttore del pronto soccorso, dottor Silvano Fracella, ha formulato da tempo, con l’obiettivo in questo modo di spostare su questa seconda struttura i casi di bassa criticità, che oggi sono costretti a tempi di attesa davvero molto lunghi”.

Rotundo chiede che la direzione dell’Asl valuti la fattibilità della proposta e che “intervenga in tempi rapidi perché la situazione è diventata davvero esplosiva”.

5 dicembre 2015
http://www.lecceprima.it/

 

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