Spari nell’assalto al furgone portavalori

VINCI. Un assalto da film. Un incubo per due guardie giurate. Otto banditi incappucciati, il portavalori bloccato “con le cattive” in mezzo alla strada. Calci e pugni sullo sportello, le grida. Gli spari. E i malviventi che se ne vanno col bottino. Ma finiscono nella trappola del sistema di sicurezza, che blocca il motore. E sono costretti a fuggire con poche migliaia di euro, abbandonando i flessibili accanto alle casseforti.

Stavolta la microcriminalità e le bande più o meno improvvisate che da mesi stanno seminando furti a raffica in tutto l’Empolese Valdelsa, non c’entrano niente. Quello entrato in azione poco dopo le 19 di venerdì 15 in via Lamporecchiana a Vinci è un commando di professionisti, che aveva messo a punto un piano per fare il colpo grosso, da quasi centomila euro (anche se il conteggio sarà effettuato soltanto nelle prossime ore). Tutto questo grazie a una lunga serie di appostamenti e pedinamenti. Hanno dato l’assalto al portavalori – un Iveco Daily blindato – con due auto, a poche centinaia di metri dalla rotatoria che porta nel paese del Genio.

Una Volkswagen Golf bianca e una Volvo. Uno dei due mezzi gli ha sbarrato la strada, l’altro l’ha tamponato. A bordo c’erano due guardie giurate di un istituto di vigilanza aretino, che erano dirette alla Coinservice, azienda specializzata nel conteggio, confezionamento e deposito monete che si trova in via Volontari della Libertà al Terrafino.

Almeno quattro banditi sono scesi e si sono avventati sulla preda: «Mi sono ritrovato le pistole puntate all’altezza del finestrino», racconta uno dei rapinati. Sono partiti anche degli spari, almeno due, in aria. Le guardie giurate hanno sono scese e i banditi si sono impossessati del mezzo.

Hanno imboccato via Profonda a Mercatale, una strada sterrata, ma sono riusciti a percorrere pochi chilometri. Perché il blocco improvviso del motore del portavalori fa scattare l’allarme in sede. Da dove è partito l’input – attraverso il sistema gps – per il blocco del motore. Il piano è quindi andato in fumo. Perché l’Iveco Daily bianco si è fermato all’improvviso, in mezzo alla campagna, lungo una strada completamente al buio.

I malviventi non hanno potuto fare altro che salire sulle due auto guidate dai complici e fuggire a tutta la velocità. In via Profonda è arrivata una prima pattuglia della polizia, poi supportata da altri colleghi, compresi quelli della scientifica, e i carabinieri; ma del commando non c’erano più tracce.

Successivamente sono arrivati i rinforzi e gli uomini della scientifica per i rilievi, insieme ai responsabili dell’azienda e con le guardie giurate rapinate, per la ricostruzione della dinamica dell’assalto. Mentre il dirigente del commissariato di piazza Gramsci, Francesco Zunino, ha disposto posti di blocco in tutta la zona, chiedendo anche il supporto di carabinieri e colleghi delle province limitrofe per cercare di bloccare la banda. Ma la caccia all’uomo – nella tarda serata di ieri – non aveva dato alcun esito.

Il commando – secondo i primi rilievi – ha anche spaccato i fari del furgone, accanto al quale è stato ritrovato un terzo bossolo, sul quale sono in corso degli accertamenti, per capire se si tratta di un colpo partito dalla stessa pistola che ha sparato sulla Lamporecchiana.

All’interno del furgone c’erano tre casseforti. Che – durante il breve tragitto – i rapinatori hanno cercato di aprire utilizzando dei flessibili. Ma – almeno secondo quanto è emerso finora – non ci sarebbero riusciti.

Poi il blocco del motore li ha costretti a desistere. E a quel punto si sono dovuti accontentare di alcuni sacchetti contenenti spiccioli per un valore complessivo di alcune migliaia di euro.

  

16 gennaio 2016

http://m.iltirreno.gelocal.it/

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