Black Security tra Rai 3 e aule giudiziarie, gli ex lavoratori ad Annarelli: “Dici inesattezze”

La Black Security protagonista su Rai 3. Nella puntata di “Presa diretta”, in onda domenica 24 gennaio, il giornalista Federico Ruffo ha tracciato uno spaccato del mondo delle guardie giurate in Italia. Tra istituti falliti, mezzi obsoleti, lavoratori mal pagati e altre negligenze, è emersa una situazione ormai insostenibile per migliaia di padri di famiglia, rimasti a spasso dopo la fine di numerose società. Tra queste la foggiana Black Security srl dell’ormai ex amministratore unico, Roberto Annarelli, intervistato da Ruffo durante la trasmissione. L’imprenditore, sentito da l’Immediato giorni fa per replicare ad alcuni ex lavoratori, assorbiti e poi licenziati dall’istituto Protect, torna nel mirino di alcuni vecchi suoi dipendenti. Alla nostra testata parlano Angelo Sanguedolce, Antonio Moscatelli e Francesco Morlino per replicare alle “tante inesattezze” – così le definiscono – dichiarate da Annarelli.
“In primo luogo, la Black Security srl non è solo in ritardo di alcune mensilità nei confronti dei propri ex dipendenti – dicono i tre -. Molti di loro sono stati collocati in mobilità volontaria, a seguito della stipula di verbali di conciliazione sindacale con cui l’azienda, in più rate variamente determinate a seconda dei casi, si è impegnata a corrispondere le mensilità arretrate degli stipendi, i ratei di tredicesima e quattordicesima insoluti, le ferie non godute e soprattutto il Tfr. L’istituto di vigilanza, però, non ha mantenuto gli impegni assunti con i lavoratori ed ha cessato di corrispondere le rate concordate dopo appena due o tre scadenze”.
Gli ex dipendenti hanno successivamente chiesto il fallimento della Black Security srl nella speranza di recuperare parte dei propri crediti di lavoro e di accedere, per la restante parte, al fondo di garanzia dell’Inps, almeno per la parte ammessa ai sensi di legge.
Lo stesso vale per i dipendenti che, a seguito di un affitto di ramo di azienda in favore di un altro istituto di vigilanza (la Protect, ndr), sono passati alle dipendenze dell’azienda affittuaria. “Nonostante l’impresa affittuaria sia responsabile in solido con la Black Security srl per i debiti nei confronti dei lavoratori da quest’ultimo istituto non pagati – continuano Sanguedolce, Moscatelli e Morlino -, non solo non ha corrisposto quanto dovuto dalla Black Security srl, ma ha accumulato ulteriori ritardi nel pagamento delle retribuzioni per i periodi successivi al passaggio degli ex dipendenti Black Security srl al proprio servizio”.
E ancora: “Per quanto riguarda le somme, minime e non importanti, che Annarelli dichiara di aver saputo che alcuni dipendenti avrebbero recuperato, occorre precisare che queste somme sono state recuperate a seguito di faticose procedure esecutive attivate dagli ex dipendenti della Black Security srl mediante pignoramento di parte dei crediti che l’azienda vantava nei confronti di soggetti terzi, che avevano cessato di pagare il corrispettivo per i servizi prestati dall’azienda proprio per evitare di incorrere in ipotesi di responsabilità solidale, per l’omesso versamento delle retribuzioni e dei contributi previdenziali, con l’impresa aggiudicataria dei servizi di vigilanza, cioè la Black Security srl, non più in regola con il Durc.
Non è stata certamente la Black Security srl – aggiungono – a versare quanto dovuto ai propri dipendenti spontaneamente, bensì lo sforzo profuso dagli ex dipendenti e dai loro legali a seguito di giudizi protrattisi a lungo, anche a causa delle opposizioni dilatorie che l’azienda ha posto in essere, arrivando perfino a negare, in alcuni casi di opposizione a decreti ingiuntivi ottenuti dai lavoratori, che questi ultimi avessero lavorato per l’azienda (questione emersa anche durante il servizio di Presa diretta), ma finendo inesorabilmente per soccombere di fronte alle evidenze processuali”.

Il sequestro delle quote

Non corrisponde a verità – evidenziano gli ex dipendenti – la circostanza secondo cui sarebbe in corso un concordato preventivo. Il legale della Black Security srl, infatti, lo scorso giugno 2015, il giorno prima dell’udienza fissata per valutare la richiesta di fallimento della Black Security srl, ha depositato un’istanza di concordato preventivo con riserva chiedendo ed ottenendo la sospensione dei procedimenti di fallimento e vedendosi concedere un termine di sessanta giorni per il deposito della documentazione richiesta per legge ai fini dell’ammissione al concordato preventivo. Peccato che qualche giorno dopo il deposito dell’istanza di concordato preventivo con riserva, il gip del Tribunale di Foggia, su richiesta della Procura della Repubblica, ha provveduto a sequestrare in via cautelare le quote di Annarelli della Black Security (proprietario al 100% della società), in pendenza di un procedimento penale per reati tributari.
Un primo sequestro cautelare della medesima natura e con identico oggetto era stato disposto, nell’ambito di un altro procedimento penale, sempre per reati fiscali, già un anno prima.
L’amministratore giudiziario subentrato a Roberto Annarelli (la dottoressa Daniela Scarpiello, nominata il 30 giugno 2015, ndr) dopo una prima richiesta di proroga dei termini per depositare i documenti per l’ammissione al concordato, ha ritirato la richiesta il 24 novembre 2015, in quanto ha verificato l’assenza dei presupposti per poter accedere a tale procedura alternativa al fallimento, a dimostrazione del carattere dilatorio anche di quest’ultimo tentativo disperato, messo in atto da Annarelli per evitare il fallimento che i lavoratori attendono venga dichiarato a seguito di riproposizione della relativa richiesta”.
Secondo gli ex dipendenti “non è vero che è in corso un concordato preventivo, cui l’azienda non è mai stata ammessa, ma che invece non potrà più intervenire per avervi rinunciato l’amministratore giudiziario subentrato ad Annarelli, il quale, non solo non è più amministratore dell’istituto di vigilanza privata, ma si è visto sequestrare tutte le quote della società interamente possedute, ragion per cui non è affatto nelle condizioni di rassicurare alcun lavoratore, né di promettere che con pazienza la situazione, ormai drammatica per gli ex dipendenti, possa risolversi con eventuali risorse residue della società, la cui insolvenza è stata ammessa dalla stessa all’atto della richiesta di concordato preventivo con riserva”.
Infine, non corrisponde alla reale portata dei fatti la dichiarazione secondo cui “l’azienda avrebbe perso molti suoi clienti a causa dei lavoratori, che avrebbero infangato il nome del proprio datore di lavoro, in quanto gli ex dipendenti dell’istituto si erano semplicemente limitati a comunicare ai committenti della Black Security srl il ritardo con cui quest’ultimo istituto versava gli stipendi, così come consente la legge, proprio a tutela dei lavoratori, al fine di evitare che l’azienda incassasse i corrispettivi dei servizi resi ai propri clienti senza corrispondere le dovute retribuzioni ai propri dipendenti”.

Ad oggi, circa una cinquantina di ex lavoratori Black Security avanzano in media tra i 7 e gli 8 stipendi. Escludendo ferie, Tfr e malattie. Se consideriamo che ogni mensilità si aggira tra 1200 e 1500 euro, è facile immaginare la portata di questo caso, tutt’ora nelle mani dell’Autorità Giudiziaria.

25 gennaio 2016 

http://www.immediato.net/

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